Gli sposi e il mercato del matrimonio

Sposi, wedding planner e fornitori nel mercato del matrimonio

Il mercato del matrimonio ha tutta la sua bella merce in esposizione e gli sposi girovagano fra le bancarelle

Storiche e nuove licenze di wedding planner che si spartiscono la piazza sul web cercando di offrire soluzioni innovative o di tendenza che possano stupire le coppie di sposi e diventare appetibili come” pane e salame.”

Autocelebrazioni e autolike ai post social.

Saldi, affari imperdibili, frasi ad effetto, citazioni, immagini rubate, ostentazione di un vissuto.

Fornitori senza una precisa identità che si improvvisano tuttologi del “so tutto io e faccio tutto io”

Schiere di fenomeni che si sentono i migliori del mercato, ma  se il mercato non lo sa, nessuno li cagherà!

Un unico fine: sbaragliare la concorrenza ed accaparrarsi il potenziale cliente

Ma in questa guerra dei “poveri”….

Cosa vogliono gli sposi?

Cosa cercano?

Mentre pensiamo alla risposta, il carosello dei social ci offre:

-il fornitore figo che si sente figo

-foto con tanta roba in più e tanta roba in meno

-scimmiette che si vendono per due noccioline

-l’idea del secolo………

-scopiazzamenti mal riusciti e matrimoni omologati

-parole,parole e parole

-saldi, bonus, offerte

-la sagra del kitch dai petali finti ai fiocchi, fiocchetti, tulle e organza come se non ci fosse un domani…..

Qual’è il messaggio per gli sposi?

La consapevolezza di tutto quello che non vorresti mai per il tuo matrimonio, che la wedding planner è proprio un bell’hobby e che quasi, quasi mi licenzio dal quel noiosissimo lavoro in ufficio e mi metto a fare la wedding planner perchè sono molto creativa!

Quali sono, invece, i benefici che il potenziale cliente ricerca?

Credo che ognuno di noi cerchi di realizzare un obiettivo consapevole o inconsapevole.

Qualcosa che soddisfi le domande e il mezzo per ottenerle.

Una delle cose che colpisce la nostra attenzione è  identificarsi con qualcuno, con un progetto, con un’idea, perchè “al simile piace il simile” ma nello stesso tempo, rimanere piacevolmente stupiti dalle diversità che producono nuovi stimoli di crescita personale per condurre e farsi condurre verso nuove mete.

Lo sbaglio è nella comunicazione e nella percezione che diamo al cliente del nostro lavoro

Vendere un servizio è molto differente dal vendere un prodotto. Chi si rivolge ad un professionista non paga il servizio, ma lo strumento per ottenere un risultato.

Il percorso fa di noi dei professionisti, la realizzazione finale è la risposta alle aspettative.

La merce puoi comprarla di qualità scadente e far quadrare i conti offrendola ad un sottocosto. Il cliente che acquista può risolvere un’esigenza ma il troppo economico si assocerà sempre ad una scarsa qualità o ad un bisogno poco importante nella sua scala di valori

Fare sconti diventa banalmente scontato

Quando ci troviamo davanti ad uno sconto pensiamo sempre a dove possa essere la fregatura perchè abbassare i prezzi significa abbassare la qualità.

Vendere una consulenza significa vendere il proprio tempo, le energie e le competenze ottenute grazie al tempo e alle risorse ottenute utilizzando l’unica risorsa che ci appartiene: il tempo.

Non si può, quindi, svendere il  tempo e dire sempre si.

Dire sempre si è un abuso illegittimo della propria autostima che non si fonda sulla presunzione ma sul riconoscimento dei propri confini personali e professionali.

Accontentarsi di usare la mediocrità ci può rendere momentaneamente i più fighi ma si rischia di non accontentare il cliente.

Non bisognerebbe mai accontentarsi per avere l’approvazione altrui riducendo la qualità, ma interpretando le esigenze del cliente con soluzioni alternative adatte e personalizzate

Arrivare a tutti, vuol dire non arrivare a nessuno. L’identità è quel qualcosa di unico che ci distingue dagli altri, è la ragione per cui veniamo ricordati, preferiti e scelti rispetto agli altri

Dovremmo tutti imparare a restringere il “focus”, concentrarsi sulle proprie capacità e migliorare la specializzazione nell’offerta al cliente per aggiungere valore senza vendere merce, ma vendendo se stessi e la fiducia che il cliente ripone in noi.

Offrire soluzioni diverse per clienti differenti. La distinzione risiede nell’assenza di un format preconfezionato in cui nessuno si riconosce. Uno dei concetti più banali in assoluto è quello di concentrarsi sullo schema rigido da seguire perchè ” tutti fanno così” o ” si è sempre fatto così”

Sforzarsi di essere qualcosa che non si è produce un inutile sforzo di energie che potrebbero essere impiegate nel migliorare se stessi, inoltre venire sbugiardati, rompe qualsiasi tipo di rapporto basato sulla stima e sulla fiducia in modo irreversibile, annullando qualsiasi processo decisionale di relazione che si fonda su una forte componente emozionale.

Il valore di ogni professionista viene quindi individuato dal cliente attraverso l’istinto, l’utilità e il beneficio, la fiducia, la veridicità dell’ immagine online ed offline, generando un’opinione concreta di noi e del nostro lavoro.

La confusione, l’opulenza, la distorsione della realtà, creano messaggi discordanti che non producono sicurezza nella scelta:

Prima di comunicare, guardati allo specchio e togli qualcosa”

Lorella Beretta

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